Sonntag, 05. September 2010
Friedensfestival 06. bis 08. August 2010

am Brandenburger Tor: hochkarätige Politiktalks, 100 Informationsstände sozialer, entwicklungspolitischer und ökologischer Organisationen, Live-Musik aus 39 Nationen am Brandenburger Tor. www.friedensfestival.org

 

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Berlino dice No all'ora di Religione. PDF Drucken E-Mail

di Gherardo Ugolini

Il referendum non ha raggiunto il quorum ed è fallito. E così la “battaglia sull’ora di religione”, combattuta domenica a Berlino a colpi di “sì” e di “no”, si è conclusa con una chiara e netta vittoria del fronte laico.

Se c’era bisogno di un’ulteriore conferma del fatto che i cittadini di questa metropoli sono orgogliosi del loro spirito tollerante e alieno da integralismi e fondamentalismi, questa è arrivata in modo clamoroso con l’affossamento dell’iniziativa Pro Reli, che mirava a modificare l’attuale sistema d’insegnamento della religione a scuola introducendo l’obbligo di scelta tra ora di religione o di etica. Solo il 29% degli aventi diritto si è recato ieri alle urne e tra i votanti solo coloro che hanno detto “sì” alla proposta di cambiamento sono stati molto meno dei 612mila necessari per far scattare il quorum. Di conseguenza nelle scuole di Berlino si continuerà come prima: tutti gli scolari dovranno frequentare obbligatoriamente le lezioni di etica (intesa come educazione civica e trasmissione dei valori costituzionali), mentre solo chi lo vorrà potrà facoltativamente seguire l’ora di religione. Attualmente ben il 70% dei berlinesi in età scolare sceglie di non avvalersi dell’insegnamento di religione: una cifra che non deve stupire in una metropoli di 3,4 milioni di abitanti in cui solo il 9% si professa cattolico, il 21% protestante, il 6% musulmano e la stragrande maggioranza non si riconosce in nessuna fede.
Certo, visti i mezzi messi in campo durante la campagna elettorale dalla propaganda di Pro Reli, ci si poteva anche aspettare un risultato diverso. Fino a ieri la città era invasa di manifesti e volantini invitanti a mobilitarsi «per la libertà di fede», contro «il materialismo imposto dalle sinistre». Evidentemente questi toni da guerra fredda, questi slogan da crociata, non piacciono in una città che come nessun’altra ha vissuto sulla sua pelle il dramma novecentesco della contrapposizione ideologica. Peppone e Don Camillo non trovano spazio da queste parti.
La sconfitta è cocente per Christoph Lehmann, il quarantaseienne avvocato di successo che un anno fa ha fondato l’iniziativa Pro Reli e l’ha guidata fino a ieri. Se ce l’avesse fatta avrebbe con ogni probabilità utilizzato la vittoria per catapultarsi alla guida della Cdu locale, travolta da scandali finanziari, relegata all’opposizione e in perenne attesa di un serio rilancio. Ha perso il vescovo della chiesa evangelica Wolfgang Huber, particolarmente aggressivo nei suoi interventi contro il governo cittadino. Hanno perso la Cdu e i liberali della Fdp, sostenitori accaniti del referendum. Hanno perso i tanti VIP, tra personaggi della Tv e calciatori, che si sono prestati a fare da testimonial per la crociata integralista. E ha perso Angela Merkel che alla vigilia del voto ha lanciato un appello a votare in massa per Pro Reli rompendo una tradizione che vuole il cancelliere neutrale in faccende di politica locale.
Vero vincitore dalla consultazione referendaria è senz’altro il borgomastro Klaus Wowereit, il personaggio che meglio interpreta il sentimento di forte laicismo in cui si riconosce la stragrande maggioranza dei berlinesi. Era stato lui, governatore socialdemocratico alla guida di una maggioranza in cui Spd e Linke cooperano pragmaticamente e con discreti risultati, a volere che fosse introdotta etica come materia obbligatoria per tutti i ragazzi. E il fallimento del referendum conferma che quella era stata una riforma giusta, condivisa dai cittadini, giudicata la più idonea per una comunità in cui convivono etnie e confessioni religiose.

di Gherardo Ugolini

 
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